Il fattore 'R' - un aiuto per il futuro dell'uomo

Il fattore 'R' - un aiuto per il futuro dell'uomo

Il bene più sommo è come l’acqua. L’acqua dona la vita a innumerevoli cose, e ciò non le costa nessuno sforzo. Scorre in luoghi che gli uomini rifiutano: l’acqua perciò è come il Tao. (Lao Tse) 

In una società in rapida trasformazione e interconnessa come quella contemporanea, trovare dei fattori che catalizzino i cambiamenti può sembrare difficile, e in effetti lo è: le variabili da considerare sono molte e complesse da decodificare.

Eppure le energie rinnovabili (renewebles) e la robotica (robotics) rappresentano quel fattore “R” da cui si attende il cambiamento, sia nella produzione di energia sia nella riduzione dell’impatto ambientale delle attività svolte dall’uomo. Da una recente indagine, è emerso infatti che nel 2018 la produzione di elettricità da energie rinnovabili nei 36 paesi sviluppati membri dell’OCSE è stata superiore a quella prodotta dal carbone.

In questa ricerca, condotta dalla IEA (International Energy Agency), sono presentati i dati relativi a 150 paesi, inclusi tutti i paesi dell’OCSE: sebbene la produzione di combustibili sia molto concentrata, con più della metà della produzione che proviene da soli 5 paesi, esistono delle differenze fra i vari paesi. La Cina ha prodotto metà del carbone mondiale nel 2017 e nel 2018, ma circa 1/3 di energia idroelettrica, mentre USA e Francia insieme hanno prodotto il 50% di energia nucleare.

Nel 2018, il dato interessante è stato che il gas e le energie rinnovabili hanno superato il carbone (coal, nel grafico allegato) come combustibili più usati nella produzione dell’elettricità: ovviamente si tratta di un margine molto ridotto, ma può essere considerato un dato interessante per capire i futuri trend nella produzione di elettricità. Il gas comunque resta in testa alla produzione – un combustibile di certo meno inquinante del carbone, ma pur sempre un combustibile fossile.

Nei paesi sviluppati dell’OCSE, l’utilizzo dei vari tipi di energie rinnovabili è ormai piuttosto diffuso: quella più sfruttuta è l’energia idroelettrica, che da sola produce il 54% dell’elettricità derivante da combustibili non fossili. Poi ci sono le centrali eoliche, che producono il 23% dell’energia da fonti rinnovabili. A seguire le altre forme di energie, fra cui i pannelli solari, con un 8% di produzione totale.

Eppure il carbone resta ancora largamente diffuso in paesi in via di sviluppo, come l’India, e anche in Cina, nonostante l’impegno dei governi di interrompere la creazione di nuovi impianti a carbone. La IEA, in un altro grafico molto interessante, mostra quale livello di produzione di carbone è auspicabile raggiungere nei prossimi 20 anni, per realizzare gli obiettivi di produzione di energia sostenibile. Gli obiettivi sono molto ambiziosi: è necessaria infatti una drastica riduzione di produzione di energia da combustibili fossili per essere in linea con i dati riportati nel grafico. Servono per questo investimenti rilevanti nelle energie rinnovabili e, soprattutto, un cambio di mentalità.

Il mondo della finanza, al riguardo, come si sta muovendo? Secondo un report pubblicato dal sito Morningstar, nei primi mesi del 2019 hanno debuttato sul mercato europeo 168 nuovi fondi di investimento con i criteri ESG incorporati nella politica di gestione: molti gestori infatti stanno integrando l’analisi finanziaria tradizionale con i criteri di sostenibilitànon solo per ridurre il rischio, ma anche per ottenere rendimento nel medio-lungo termine.

In passato si riteneva che, per chi voleva investire in fondi con politica di investimento sostenibile, non c’era da attendersi rendimenti significativi: la realtà delle performance degli ultimi anni, tuttavia, dimostra il contrario e il report di Morningstar conferma che più della metà dei fondi sostenibili censiti europei si è attestata nella fascia più alta di rendimento rispetto agli altri fondi della stessa categoria, ma senza i criteri ESG.

Dunque, che cosa si intende con criteri ESG? L’acronimo sta per Environmental, Social and Governance: ciò significa che, per le società di investimento che si dotano di questo criterio, la politica di investimento sarà attenta a tematiche legate al rispetto dell’ambiente, all’impatto sociale e di governo interno alle aziende. Che cosa dice il report citato in tal senso? Fra i paesi europei che più di altri integrano nei loro fondi questi criteri ci sono i paesi nordici e la Francia, le cui normative nazionali impongono che le società di investimento rispettino criteri socialmente responsabili. Un fenomeno diffuso negli anni precedenti è stato quello del “restyling” di fondi preesistenti per dotarli dei criteri ESG ed essere più in linea con le richieste di mercato.

Nel 2019 questo fenomeno è stato molto più limitato del passato. Secondo l’analisi di Morningstar, l’offerta di fondi ESG sono destinati ad aumentare di numero nei prossimi anni e l’offerta sarà sempre più robusta e differenziata. Di certo, questo è un primo passo verso una maggiore sensibilizzazione al fenomeno della responsabilità sociale e ambientale e un primo passo per rendere il mondo della finanza sempre più vicino alle trasformazioni della nostra società.