Covid-19 e vulnerabilità: come ridurre gli effetti della crisi su mercato del credito e paesi emergenti

Covid-19 e vulnerabilità: come ridurre gli effetti della crisi su mercato del credito e paesi emergenti

"Quando è in atto una crisi, la passività non fa che accrescere l'impotenza: alla fine ci si trova costretti ad agire proprio sui problemi e nelle condizioni di gran lunga meno favorevoli." (H. Kissinger)

Prendo spunto dalla frase di Kissinger che ho citato in epigrafe per riflettere su quanto sia importante, prima che si verifichi una crisi o nel periodo immediatamente successivo a una crisi, stabilire delle procedure di messa in sicurezza, ma soprattutto dei sistemi di protezione che possano intervenire o preventivamente o in salvaguardia di situazioni di fragilità.

Quello che abbiamo vissuto con il Covid-19 a livello sanitario – il fatto, cioè, che soggetti già fragili di salute siano stati più duramente colpiti dalla pandemia – si è esteso anche a livello economico e finanziario. E quindi, strati sociali più svantaggiati o anche, settori finanziari o nazioni più fragili rischiano di più da una crisi così importante come quella in corso.

Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato recentemente un Rapporto sulla stabilità finanziaria globale, in cui si evidenziano 3 punti deboli dell’attuale situazione: i segmenti rischiosi del mercato del credito, i mercati emergenti e le banche.

 

  • I segmenti rischiosi del mercato del credito aziendale: in questo ambito, gli elementi di maggiore fragilità sono rappresentati per esempio dalla qualità creditizia più bassa dei mutuatari, gli standard di sottoscrizione più flessibili e soprattutto, la maggiore interconnessione fra i mercati. Tuttavia, ad attutire i rischi c’è l'uso ridotto da parte degli investitori di fondi presi in prestito per finanziare i loro investimenti in questi mercati. Inoltre, le banche non sono così fortemente esposte a prestiti con leva finanziaria e obbligazioni ad alto rendimento come in passato. Entrambi i fattori hanno contribuito alla crisi finanziaria globale un decennio fa. In uno scenario fortemente avverso, le perdite complessive delle banche nei mercati del credito societario rischiosi dovrebbero essere gestibili. Le perdite negli istituti finanziari non bancari, invece, potrebbero essere più significative. Come intervenire in tal caso? Sostenendo il mercato del credito, che a marzo ha subito una forte flessione (in parte recuperata). In particolare, secondo il FMI, dovrebbe essere sviluppato un quadro per la regolamentazione “macroprudenziale” degli enti non bancari, tenendo conto della natura globale di questi mercati.

 

  • I mercati emergenti: dall’inizio della crisi, si sono registrati deflussi di capitali da questi mercati pari a circa 100 miliardi di dollari. Se in queste ultime settimane questa tendenza si è attenuata, la flessione così importante registrata deve far riflettere sulle sfide nella gestione di flussi di investimenti volatili e i rischi che ciò può comportare sulla stabilità finanziaria. Poiché negli ultimi anni si sono avuti tassi di interesse bassi, gli investitori che utilizzano flussi a credito, hanno fatto affluire molti capitali sui mercati emergenti e di frontiera, che di conseguenza sono diventati più dipendenti dai capitali esteri. In presenza di una crisi come quella attuale, con il deflusso dei capitali esteri, i mercati emergenti – sia dal lato azionario che obbligazionario – hanno visto crescere la volatilità. Il FMI suggerisce che, in queste situazioni, potrebbero essere necessarie misure temporanee di gestione del flusso di capitale a fronte di deflussi sostanziali. I gestori del debito sovrano dovrebbero prepararsi a interruzioni del finanziamento a più lungo termine, per limitare i finanziamenti esterni.

 

  • Le banche: i tassi di interesse bassi hanno da un lato dato supporto agli utili bancari, ma hanno anche compresso i margini di interesse netti – cioè la differenza fra gli interessi guadagnati sulle attività e quelli pagati sulle passività. Quando non sono in grado di generare profitti, le banche hanno meno probabilità di fornire prestiti e altri servizi finanziari a famiglie e imprese. Un esercizio di simulazione condotto dal FMI per un gruppo di nove economie avanzate indica che una grande parte delle loro banche potrebbe non riuscire a generare profitti superiori al loro costo del capitale proprio nel 2025. L'epidemia COVID-19 è un ulteriore test per la resilienza delle banche. Nei prossimi anni, le autorità dovranno affrontare alcune delle sfide "strutturali" che le banche devono affrontare. Ad esempio, le autorità del settore finanziario dovrebbero includere il potenziale impatto di bassi tassi di interesse nelle loro decisioni e valutazioni del rischio.

 

In conclusione, le misure per ridurre i rischi e la volatilità sui mercati finanziari (azionari, obbligazionari o del credito) esistono, ma spesso vengono prese in considerazione solo dopo che una crisi è avvenuta. Molto è stato fatto dopo la grande crisi finanziaria successiva al 2008, ma questa attuale sta lanciando nuove sfide ai regolatori e alle autorità.