La nuova Via della Seta: scambi e collegamenti fra mare e terra

La nuova Via della Seta: scambi e collegamenti fra mare e terra

È stata dedicata scarsa attenzione alla possibilità che la Cina, pur trasformandosi, rimanga profondamente diversa da noi.                                           L’America per sua natura non è attrezzata ad accettare una diversità così radicale”           
(Federico Rampini)

 

In questi di giorni in cui si susseguono notizie allarmate sulla diffusione nel mondo del coronavirus, ho pensato fosse interessante spostare l'attenzione dalla cronaca più recente a un progetto ormai avviato e che vedrà la Cina (assieme ad altri partner internazionali) impegnata per molti anni nello sviluppo di infrastrutture e di investimenti ingenti. Sto parlando della nuova Via della Seta.

Nel processo di sviluppo delle società contemporanee, infatti, il fattore tecnologico e l’interconnessione fra aree geografiche è sempre più importante.
Lo ha capito bene la Cina che ha progettato un piano di sviluppo ambizioso, che coinvolge numerosi paesi in varie parti del mondo e numerose città, fra cui anche Trieste, con il suo importante porto. 
Il progetto è stato chiamato la nuova Via della Seta, o anche One Belt, One Road, per indicare l’idea di collegare la Cina con il resto del mondo attraverso la via del mare e la terraferma, grazie alla costruzione di strade, autostrade, ferrovie, porti, gasdotti.
In base a quanto dichiarato ufficialmente dal presidente cinese Xi Jinping, il progetto ha come obiettivo quello di promuovere il libero scambio di merci, la distribuzione efficiente delle risorse e una maggiore connessione fra mercati diversi come l’Asia, l’Africa e l’Europa.
L’iniziativa è considerata un’opportunità di sviluppo e di crescita sia per le grandi imprese e le multinazionali, sia per le attività più locali per entrare a far parte dei nuovi mercati che si creeranno lungo la nuova Via della Seta.


A tal riguardo, sono stati identificati 5 importanti obiettivi di questo progetto:
1.    Promuovere lo scambio culturale fra popolazioni appartenenti ad aree geografiche diverse e a culture differenti: la Via della Seta infatti coinvolge l’Asia, città dell’Europa dell’Est, la Russia, arrivando fino all’Italia – e questo avrà un impatto anche in termini culturali oltre che economici.

2.    Progettare e promuovere piani di sviluppo infrastrutturale su larga scala e in maniera coordinata.

3.    Agevolare la connettività di informazioni lungo la Via della Seta.

4.   Promuovere il commercio e gli investimenti, facilitando soprattutto gli investimenti transfrontalieri e quindi, riducendo le barriere agli interscambi.

5.    Promuovere l’integrazione finanziaria, grazie al sostegno di politiche monetarie coordinate e alla cooperazione finanziaria.

Le direttrici lungo le quali si realizzerà la Via della Seta saranno sia quella terrestre che quella marittima, passando attraverso l’Oceano Indiano e il Mediterraneo.

Tra le iniziative infrastrutturali già operative, si ricorda Duisburg, in Germania: il più grande porto interno europeo, infatti, rappresenta il primo hub in Europa della Via della Seta e già accoglie circa l’80% dei treni provenienti dalla Cina.
Le dichiarazioni pubbliche del presidente cinese enfatizzano molto l’opportunità di sviluppo che la Via della Seta sarà in grado di offrire non solo alla Cina ma a tutti i paesi coinvolti.

 

Tuttavia è abbastanza evidente che, per il potere economico e finanziario  della Cina, la realizzazione della Via della Seta sarà essenzialmente volta a realizzare il Chinese Dream: non è un caso infatti che la Cina abbia già lanciato il programma Silk Road Scholarships, che ogni anno distribuisce 10.000 borse per studenti stranieri (provenienti soprattutto da Corea del Sud e Asia Centrale).
In altre parole, dal punto di vista cinese la Belt and Road non si iscrive solo in una precisa agenda economica volta a potenziare i flussi di merci verso l’esterno, ma vuole anche essere uno strumento per aumentare il peso culturale (e quindi politico e diplomatico) del Paese a livello globale.


Il Financial Times ha riportato che la mancata partecipazione di USA e Australia al progetto sia dovuta proprio ai timori legati alla costruzione di un’egemonia globale cinese. La rinuncia al pivot to Asia da parte degli Stati Uniti, lasciando il campo libero alla Cina nella zona del sudest asiatico, rappresenta comunque nel contesto un ottimo vantaggio a favore della Cina.


In tema di sviluppo sostenibile, tuttavia, la nuova Via della Seta è interessante e di grandi potenzialità, soprattutto perché le aree geografiche coinvolte dal progetto e ancora in via di sviluppo potranno beneficiare di investimenti economici e finanziari volti a promuovere l’urbanizzazione sostenibile.
In alcuni dei paesi attraversati dalla nuova Via della Seta, infatti, le strade sono totalmente da rifare, o da costruire da zero: un caso emblematico è quello dell’Africa, in cui la Cina ha già investito in maniera massiccia negli ultimi anni. 
L’idea alla base anche di nuove opportunità di investimento finanziario a cui si sono già affacciate alcune società di investimento è proprio quella di supportare la crescita di aziende che beneficeranno degli ingenti afflussi di denaro cinese per realizzare questo piano infrastrutturale, che si ispira ai vecchi fasti della millenaria via commerciale della Seta.


D’altronde, la BRI (Belt and Road Initiative) è qualcosa in più di un progetto infrastrutturale: sono stati infatti già creati più di 180 mila posti di lavoro e una volta che i paesi emergenti coinvolti dal progetto si saranno dotati di infrastrutture sviluppate e tecnologiche, saranno in grado di attrarre maggiori investimenti e di porsi in linea con l’avanzamento economico e tecnologico del resto del mondo.