Donne e leadership: la gestione della crisi al tempo del Covid-19

Donne e leadership: la gestione della crisi al tempo del Covid-19

"Penso che una volta la leadership significasse imporsi; oggi è possedere le qualità necessarie per meritare la stima degli altri" (Indira Gandhi)

 

La gestione di questa crisi che stiamo vivendo è affidata alle donne solo in minima parte nel mondo. Eppure, dove ciò accade, le storie di successo sul controllo dei contagi parlano chiaro. Si ripete in questo momento di emergenza una pratica consolidata nella storia recente e passata: l’esclusione delle donne da posizioni di potere o di gestione dei problemi sociali ed economici.

L’esclusione delle donne dal vertice sociale e politico ha a lungo convalidato il falso mito che le donne non avessero alcun ruolo neanche nella sfera culturale e d’altronde è servita per giustificare l’insegnamento della storia che si concentra prevalentemente sulle vite di uomini. Anche in questa emergenza da coronavirus, il rischio che stiamo correndo è di lasciare fuori le donne non solo dalla narrazione della crisi, ma dalla sua stessa risoluzione – un vero paradosso, visto che operativamente l'attività di cura e di assistenza a malati (sia in forma privata che professionale) è spesso affidata a figure femminile. Quante donne medico o infermiere sono infatti già in prima linea per risolvere gli effetti della pandemia? Eppure il coinvolgimento delle nelle cabine di regia in cui si sta decidendo come organizzare e affrontare il post-emergenza è irrisorio.

Il problema è che, ancora oggi, la maggior parte dei governi è presieduto da uomini. Sulle 193 nazioni riconosciute dall’ONU, solo 16 sono governate da donne, circa l’8% del totale. Viene il dubbio che l’idea di leadership femminile debba ancora farsi strada nella mentalità consolidata e che venga ancora relegata a un misto fra compassione e indistinto spirito egualitario. In realtà, numerosi studi dimostrano come le donne raggiungano punteggi più elevati degli uomini in termini di qualità fondamentali di leadership e, in uno studio condotto da Zenger e Folkman e pubblicato sulla Harvard Business Review, si analizzano gli esiti di ricerche in cui le donne hano superato gli uomini in 17 delle 19 caratteristiche ritenute essenziali per essere considerati leader eccellenti.

Se andiamo a vedere i dati delle nazioni con il più basso livello di contagi e mortalità a causa del coronavirus, vediamo che in tutto il mondo sono solo 10 le nazioni ad aver conseguito una evidente discesa della curva dei contagi. Fra queste 10 nazioni, il 40% è guidato da donne. Prendiamo l’esempio di Taiwan, guidato Tsai Ing-wen.: a gennaio, ai primi segnali della nuova malattia, ha introdotto 124 misure per fermarne la diffusione senza dover ricorrere ai blocchi che sono diventati comuni altrove. La CNN ha definito la sua politica di gestione della crisi " tra le migliori risposte al mondo ", perché è riuscita a tenere sotto controllo l'epidemia, riportando ancora solo sei morti.

C’è anche il caso dell’Islanda, sotto la guida del primo ministro Katrín Jakobsdóttir , che offre test gratuiti sul coronavirus a tutti i suoi cittadini: è vero, è una nazione piccola, ma diventerà un caso di studio chiave sui reali tassi di diffusione e mortalità di COVID-19, perché, in proporzione alla sua popolazione, il paese ha già esaminato cinque volte più persone della Corea del Sud e ha istituito un sistema di tracciamento accurato. Questo ha significato assenza di lockdown e di misure estreme adottate altrove.

Ricordo in conclusione il caso della Germania, con Angela Merkel: seppure i contagi in Germania siano ben superiori a Taiwan e Islanda, la cancelliera tedesca è riuscita a comunicare con molta sincerità e schiettezza la situazione ai suoi cittadini, dando prova in una recente conferenza stampa, di essere in grado di andare al cuore del problema con semplicità e autorevolezza.

C’è molto da imparare dal modo in cui le donne interpretano il potere. Il cambio di paradigma dovrà passare anche da qui.