Tieni la distanza: mercati finanziari, identità e senso del confine al tempo del Coronavirus

Tieni la distanza: mercati finanziari, identità e senso del confine al tempo del Coronavirus

“Solo all'interno di una comunità umana possiamo osare affrontare il terrore dell’ignoto.” (A. Lowen) 

Siamo da più parti invitati a restare in casa, prenderci più tempo per stare per conto nostro. Ho riflettuto molto prima di scrivere questo articolo, in giorni simili, così insoliti e convulsi. Sul Coronavirus si sta parlando e scrivendo tanto, quindi il rischio - mi sono detta - è che tu possa ripetere frasi già dette, in un ciclo continuo, senza dare informazioni nuove.

Un rapido sguardo a ciò che sta accadendo sulle piazze finanziarie globali e sui possibili scenari è comunque utile. Durante il picco di contagi in Cina, nel resto del mondo il rischio del Covid-19 è stato sottovalutato a tal punto che, fin dalla scorsa settimana, le borse globali (con il diffondersi del virus in altri paesi) hanno reagito con molta violenza. L’apertura delle borse europee e di quelle americane nella settimana appena trascorsa ha segnato profonde vendite sui mercati finanziari, supportate anche dal crollo dei prezzi del petrolio.

Possiamo prevedere a questo punto una recessione globale dai dati a nostra disposizione? In realtà, grafici e indici non sono in grado di farlo: la stessa previsione del PIL in fasi economiche più tranquille è difficile, oltremodo lo è in presenza di un virus la cui traiettoria di evoluzione è ancora ignota. Non esiste dunque un criterio unico in grado di valutare l’impatto economico del Covid-19.

Guardando a una serie di dati, tuttavia, una recessione a livello globale non è scontata: l’impatto sui mercati finanziari del virus è stato infatti piuttosto eterogeneo; inoltre, sebbene mercati finanziari “orso” (cioè, dove prevalgono le vendite) storicamente siano indicatori di recessione, fra recessione economica e mercati finanziari “orso” non c’è sempre coincidenza. I mercati finanziari infatti si muovono spesso in modo alternativo rispetto alle economie reali.

Quali scenari possiamo attenderci a questo punto? Gli scenari possibili sono tre e dipendono da come i mercati risponderanno al diffondersi del virus e se lo shock sarà solo di breve o durerà più a lungo:

  • Scenario a “V”: indica il classico shock dell’economia reale, uno spostamento della produzione, ma poi la crescita alla fine riparte;
  • Scenario a “U”: in questo caso, lo shock permane; la produzione riprende brevemente ma si verifica una perdita duratura della produzione; 
  • Scenario a “L”: questo è lo scenario peggiore, in cui il danno economico è strutturale e significativo e va a intaccare il mercato del lavoro, la formazione del capitale…

In base a quanto già verificatosi con altre epidemie (epidemia SARS 2002,quella del 1968, del 1958 e la spagnola del 1918), lo scenario più diffuso è quello a “V”, con uno shock repentino e un repentino recupero.

D’altronde, a ogni crisi corrisponde di solito un lascito. È prevedibile ciò anche nel caso del Covid-19? Nel caso della Sars, per esempio, a questa epidemia si attribuisce il diffondersi dell’uso di nuove tecnologie e dello shopping online, con il conseguente successo del colosso Alibaba. Poiché in questi giorni le scuole sono chiuse, forse l’e-learning e l’e-delivery dell’istruzione potrebbero vedere una svolta grazie al Covid-19.

A questo punto, in conclusione, mi piace chiudere con una riflessione linguistica su una formula e una pratica che in questi giorni stiamo sentendo e usando molto, secondo quanto prescritto dai protocolli sanitari. In genere, tenere la distanza (di sicurezza) è una formula usata nel codice della strada, per evitare il pericolo di collisioni tra i veicoli. Oggi ci viene chiesto di tenere la distanza di sicurezza da chi incontriamo, per evitare il rischio contagio.

Se ci pensi, quando tieni la distanza, compi un’azione che non ha solo un effetto in senso negativo – evitare il contagio; ma anche un effetto in senso positivo – cioè, ristabilire il confine tra me e l’altr*, favorendo così la connessione con un senso più profondo di me stess*. Il modo in cui è impostata la nostra società ai tempi della globalizzazione rende più labili (più fluidi, direbbe qualcuno) i confini di identità personale e sociale – e se, da una parte, è positivo perché favorisce la conoscenza dell’altro da sé; dall’altra, può essere foriero di confusione.

Ci troviamo infatti immersi in un ogniluogo, che rischia di diventare nessunluogo – e non mi riferisco solo al luogo fisico, ma anche a quello personale. In questi giorni, mi trovo così a guardare alla distanza che ci viene imposta non solo in senso limitativo e impeditivo – impedimento nella circolazione, nelle attività – ma anche accrescitivo: con più spazio a disposizione fra me e gli altri, in che modo posso riconoscere e valorizzare ciò che è mio e mi caratterizza e metterlo a disposizione degli altri?

La distanza – da questo punto di vista – permette di essere più uniti, perché elimina il superfluo e dà valore a ciò che è davvero importante nella nostra vita.

Insieme ce la faremo.