Il fattore 'R' - la Robotica

Il fattore 'R' - la Robotica

Ci stiamo avvicinando al punto in cui i computer e i robot saranno in grado di vedere, muoversi e interagire con naturalezza, rendendo disponibili molte nuove applicazioni ed offrendo maggiori possibilità alle persone. (Bill Gates) 

L’utilizzo sempre più diffuso di strumenti tecnologici di Intelligenza Artificiale (IA) e robotica nella vita di tutti i giorni ha una grande importanza non solo per lo sviluppo economico e finanziario della nostra società, ma è considerato un elemento di grande importanza per affrontare sfide come la lotta al cancro e ai cambiamenti climatici. Ma, di fatto, quanto l’IA e la robotica sono in concreto in grado di rivoluzionare la vita dell’uomo? Per rispondere a questa domanda, l’istituto McKinsey ha esaminato più di 150 scenari nei quali l’IA è applicata o potrebbe esserlo, per il bene e lo sviluppo sociale.

Nell'allegato, sono rappresentati alcuni contesti in cui l’intelligenza artificiale fa (o potrebbe fare la differenza): un esempio è quello del “Crisis response”, cioè del modo di affrontare crisi causate dalla natura o dall’uomo. In questo caso, l’uso dell’IA sui satelliti per decodificare e predire l’estensione di un incendio può essere un valido aiuto per ottimizzare l’intervento dei vigili del fuoco. Oppure l’uso di droni dotati di IA può aiutare la ricerca di persone disperse in luoghi impervi.

Ma le sfide in realtà sono davvero numerose e riguardano lo sviluppo economico, l’educazione, la salute e i cambiamenti climatici. McKinsey al riguardo cita il caso di Reinforest Connection, un’organizzazione no profit che utilizza l’intelligenza artificiale per monitorare eventuali attività illegali di disboscamento in aree vulnerabili, analizzando i dati forniti dai sensori audio.

Restando in tema di cambiamenti climatici e di produzione di energia rinnovabile, in questo contesto l’uso della robotica può davvero fare la differenza. Un esempio ci viene dalla Gran Bretagna che, nonostante i problemi politici interni legati alla Brexit, sta lavorando all’incremento di produzione di energia da fonti rinnovabili. Questa estate, in Gran Bretagna, si è verificato un black-out, piuttosto breve ma significativo, che ha lasciato senza elettricità quasi 1 milione di persone fra Inghilterra e Galles, a causa del blocco operativo di due generatori. Questo è uno degli esempi di come la società moderna abbia necessità di dotarsi di sistemi alternativi di approvigionamento.

Ma torniamo alla Gran Bretagna. All’inizio del 2019, il governo inglese ha annunciato il suo progetto rivoluzionario riguardo l’energia eolica, che entro il 2030 provvederà a produrre 1/3 di tutta l’elettricità inglese. Il progetto prevede la realizzazione di pale eoliche più grandi, con l’obiettivo di rendere il vento uno dei più importanti generatori di elettricità in Gran Bretagna, portando la capacità elettrica dai 7,9 GW attuali a 30 GW nel 2030. Il punto nodale, tuttavia, è che la maggior parte di queste pale eoliche sono offshore e, per portare l’energia prodotta dalle strutture eoliche fino in Inghilterra, serve una rete di trasmissione di energia attraverso cavi sottomarini, molto potente e molto costosa. Il progetto della società North Connect prevede un costo di 1,2 miliardi di sterline per l’installazione di ogni cavo sottomarino.
Il fattore “R”, anche in questo caso, può essere di aiuto per ridurre i costi e, di conseguenza, per favorire lo sviluppo di tecnologie sempre più efficaci riguardo i cambiamenti climatici. In che modo? Nel caso specifico, lasciando nei luoghi di produzione di energia eolica robot con la capacità di monitorare e mantenere l’efficienza per se stessi e per l’infrastruttura. Coloro che lavoreranno in tandem con IA e robots saranno un elemento chiave in termini di competenza per controllare i dati e l’integrità dell’infrastruttura eolica inglese offshore.

Il progetto inglese, in realtà, è più ampio e prevede anche la sperimentazione di un sonar a basse frequenze ispirato ai delfini, in grado di monitorare l’infrastruttura subacquea e di proteggerla da eventuali sabotaggi. Si tratta di speciali sensori, basati sui sonar naturali dei delfini, montati su dei robot acquatici: questi robot non somigliano in realtà ai delfini, ma sono stati programmati per muoversi in mare utilizzando dei sensori che riproducono i sonar dei delfini per scandagliare i fondali e verificare la presenza di danni ai cavi di trasmissione sottomarini.

In questo scenario all’avanguardia, tuttavia, i rischi esistono e riguardano soprattutto l’utilizzo delle tecniche di IA e robotica e l’interpretazione dei dati forniti da essi: per esempio, secondo uno studo recente, la percentuale di errore nell’analisi del viso è inferiore all’1% per gli uomini bianchi, ma sale al 35% per le donne di colore. Questo tipo di errore solleva un dubbio: quanto incide il pregiudizio razziale, per esempio, nella programmazione degli algoritmi dei sistemi di intelligenza artificale?

Altro rischio è il cattivo utilizzo dell’IA per manipolare la sicurezza fisica, digitale, finanziaria e anche emotiva delle persone. Per questo, vista l’enorme portata e l’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale, del fattore “R” nelle nostre vite, è importante che chi programma questi sistemi, ma soprattutto le autorità deputate a sorvegliare il rispetto delle leggi sulla privacy e sull’uguaglianza dei diritti operino per salvaguardare la nostra sicurezza e lo sviluppo sicuro della nostra società