La città del futuro: sostenibilità e tecnologia per la convivenza

La città del futuro: sostenibilità e tecnologia per la convivenza

Ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta ed è per questo che non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così. (Pericle)

In un altro articolo del blog, ho parlato del cibo come motore dello sviluppo economico. Il cibo è una elemento essenziale della nostra vita e, a seconda di dove viviamo, la sua disponibilità è maggiore o minore: un conto è vivere in una metropoli occidentale, dove a ogni ora del giorno è possibile trovare negozi aperti; un conto è vivere in una città del Sud America, dove è possibile che le oscillazioni dei prezzi colpiscano lo stesso alimento da un giorno all’altro; un conto è vivere in un villaggio nel centro dell’Africa.

Proprio di questo voglio parlare in questo articolo – del tema dell’urbanizzazione e più in generale, della città. Secondo recenti studi, circa 4 miliardi di persone (quasi la metà della popolazione mondiale) vive nelle città al giorno d’oggi. Ma nel 2050 è previsto che più di 2/3 della popolazione mondiale vivrà nelle città. Che cosa significa tutto ciò? Significa che è necessario pensare ed essere pronti a realizzare città sempre più sostenibili, in grado di ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici, dotate di un numero sempre maggiore di aree verdi, di collegamenti e infrastrutture efficienti e al passo con la tecnologia.

Inoltre, secondo la World Bank, entro il 2030 – a causa dei cambiamenti climatici e dell’aumento della temperatura globale – molte aree abitate a ridosso dei corsi d’acqua rischiano di scomparire, a causa dell’innalzamento del livello delle acque, degli uragani e di altri disastri. E questo comporterà non solo l’impoverimento di circa 100 milioni di persone, ma anche il loro trasferimento verso altre aree urbane.

Ma in che modo è possibile trasformare i cambiamenti in atto come un’opportunità di crescita e sviluppo economico? Poiché la vita nelle città sarà sempre più la chiave di volta della vita del futuro, è importante supportare l’urbanizzazione crescente di molte aree geografiche (pensiamo alla Cina, per esempio, che da paese rurale sta diventando sempre più paese urbanizzato) attraverso la crescita sostenibile, l’innovazione tecnologica e l’inclusione. Una volta che una città è stata costruita, infatti, il territorio occupato resta bloccato entro una certa idea di urbanizzazione per generazioni e generazioni.

Nella Conferenza internazionale sul futuro delle città sostenibili, tenutasi a San Paolo in Brasile a metà settembre 2019, si sono discussi 3 temi fondamentali relativi alle città, accomunati da due macro-obiettivi: la sostenibilità e la “resilienza”. Il primo tema affrontato è stato quello dei cambiamenti climatici. Le città consumano circa i 2/3 dell’energia globale: in che modo è possibile dare vita a città che riducano il consumo di energia?

La città di San Paolo, assieme ad altre città nei paesi in via di sviluppo, ha approntato un piano che verrà lanciato a giugno 2020, per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e dei disastri ambientali. Parigi ha invece previsto un piano più ambizioso: diventare cioè una città a zero emissioni nel 2050, prevedendo una serie di obiettivi, come l’utilizzo di energia prodotta solo da fonti rinnovabili, vietando l’uso di auto a diesel dal 2024 e prevedendo l’abolizione delle macchine a combustibile entro il 2030.

Il secondo tema affrontato è stato quello relativo alla maggiore diffusione di aree verdi nelle città, per garantire la biodiversità e per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici. La rappresentante francese alla conferenza ha affermato che, per esempio, con meno automobili in circolazione da qui al 2030, ci sarà sempre meno bisogno di parcheggi e di asfalto. Nella foto della pagina precedente, un’immagine del giardino verticale a Milano. In Cina, invece, la città di Ningbo ha un quadrato di 40 chilometri di aree protette, nonostante una popolazione di circa 8 milioni di persone.

Il terzo tema è stato quello dei rifiuti: secondo un report recente, nel 2050 la produzione di rifiuti sarà doppia rispetto alla crescita della popolazione globale. Le soluzioni adottate e da adottare sono di complessa realizzazione, eppure è dimostrato che l’inerzia ha un costo superiore nel tempo di qualsiasi iniziativa che possa apparire (nell’immediato) più onerosa. Soprattutto nei paesi in via di sviluppo e per la parte della popolazione più povera, l’assenza di un progetto di organizzazione e smaltimento efficiente dei rifiuti è un problema di grande rilevanza.

Tuttavia, lo smaltimento dei rifiuti è di solito una voce di costo onerosa, che di solito erode il 20%-30% del budget di una città. Per questo, organizzazioni come la World Bank sostengono e finanziano progetti di efficientamento nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti. Società e aziende impegnate in tali attività, ma non solo, hanno l’opportunità di diventare strategiche nel futuro.

Il mondo finanziario si occupa anche di questo: di cogliere opportunità di sviluppo in aree economiche con potenziali di crescita, ma anche con un’attenzione particolare alla sostenibilità e allo sviluppo della tecnologia. Esistono già studi che sostengono l’opportunità di investire nello sviluppo delle cosiddette “città intelligenti”, in cui l’uomo e la tecnologia sono sempre più integrati e in interazione.